
Ci eravamo sentiti per telefono all’inizio dell’anno per decidere gli argomenti da trattare nei prossimi video di “Tuttatattica” su AdrenalineChannel. Me li aveva sciorinato uno dopo l’altro in velocità tanto che avevo rinunciato a prendere appunti. L’ultima volta che ho incontrato personalmente Franco Ballerini è stato alcuni mesi fa: c’era un convegno sullo sport e lui, come in tante occasioni del genere, era invitato a parlare. Franco aveva a cuore lo sport, non solo il ciclismo di cui era uno dei protagonisti più accreditati, ma tutto lo sport, nel significato più sano del termine: competizione di spirito puro nella salvaguardia dei primari concetti di cura della mente e del corpo. La sua posizione sul doping e sul rispetto delle regole sono lì a dimostrarlo. Avendogli confessato tutte le mie perplessità nell’affrontare la difficile missione di AdrenalineChannel, sito di informazione e formazione privo di aiuti economici e di capitali esterni, Franco mi aveva incoraggiato con calore e toni per me inaspettati. Mentre mi parlava capii che il suo entusiasmo, non era solo rivolto a confortarmi e a incitarmi a continuare questa avventura. Aveva a cuore tutto quello che poteva comunicare i valori dello sport vissuto a tutti i livelli (non solo quello dei professionisti) e dare un contributo alla diffusione di un messaggio di sport sano destinato a tutti, nessuno escluso. Per questo credeva fermamente nel target di Adrenaline che è appunto quello dei non professionisti. Aveva un idea di rifondazione dal basso del concetto partecipativo e non esasperato della competizione. L’assenza di introduzioni paludate e lo stile asciutto delle pillole di “Tuttatattica” gli erano piaciute perché, mi disse, per portare avanti la battaglia è bene evitare di fare filosofia morale: si parla di tecnica. Si cerca di insegnare a tutti come impostare il proprio fisico, come trattarsi nella preparazione alle gare dando il massimo senza forzare. Con grande capacità di calibrare tecnica e fatica, entusiasmo e concentrazione Ballerini aveva vinto e aveva fatto vincere tanto. Io che non so scrivere di sport ora cerco nella rete parole e opinioni di chi fa questo per mestiere ed esperienza. Trovo le migliori parole in un blog di semplici appassionati che ne parlavano al tempo in cui nessuno immaginava di doverlo commemorare e le riporto qui. Mi sembra il miglior modo per salutarlo e sono convinto che lui avrebbe gradito.
DA: http://comesefossesport.blogosfere.it
Franco Ballerini è un genio del ciclismo. Non si può dire altro di lui dopo che ha condotto da commissario tecnico la nazionale italiana a vincere 3 Campionati del Mondo e 1 Olimpiade (oltre a 1 secondo e 1 terzo posto) da quando occupa quella carica. Ovvero dal 2001, 7 anni. Solo 7 anni per vincere 6 medaglie.
La grandezza di Ballerini risalta ancora di più considerando che lui è sì commissario tecnico della nazionale, ma di fatto non può allenarla. Il calendario delle corse del ciclismo professionistico è troppo fitto di gare perché si possa trovare il tempo di organizzare raduni o uscite comuni di allenamento con tutti gli azzurrabili presenti.
Ma allora come fa?
Il suo metodo è girare per l'ambiente, cenare con le squadre, essere presente alle partenze e agli arrivi. Ballerini parla con la gente, respira l'atmosfera – e questo gli basta per capire chi sarà il corridore più in forma nel giorno dell'unica gara che la sua squadra, la nazionale, correrà: il Mondiale.
Il lavoro di Ballerini è finalizzato a vincere un solo giorno all'anno.
Quel giorno non deve sbagliare. Deve capire chi è l'azzurro che può vincere, e fare in modo che la squadra lavori per lui. Come fece nel 2002 a Zolder, quando la nazionale azzurra era l'unica che pensava di poter tenere unito il gruppo e arrivare in volata ma quello fu proprio ciò che successe, e fu quasi ovvio che poi a vincere fosse il velocista più forte di tutti, ovvero Mario Cipollini.
Ballerini riesce a vincere medaglie anche quando la sua squadra fa un po' le bizze e non riesce a restare proprio unita. Come successe nel 2004, nel Mondiale casalingo di Verona, quando con Gilberto Simoni in fuga a pochi chilometri dal traguardo, a tirare il gruppo c'erano delle maglie azzurre. Alla fine vinse lo spagnolo Oscar Freire, ma un azzurro, Luca Paolini, vinse la medaglia di bronzo.
L'ultimo successo, quello ottenuto sulla strada da Paolo Bettini il 30 settembre a Stoccarda, è un esempio perfetto di come Ballerini lavora.
Quando ha annunciato la squadra, in molti hanno avuto paura che stavolta avesse sbagliato. Era piena di capitani, ma forse erano quelli sbagliati. C'erano Danilo Di Luca e Damiano Cunego, gente più da corsa a tappe che in linea e perdipiù non uscita benissimo dalle gare premondiali. Ma non c'era Daniele Bennati, che invece aveva appena terminato una bella Vuelta España vincendo l'ultima tappa allo sprint.
Però c'era Paolo Bettini, uno che con Ballerini sull'ammiraglia aveva già vinto 1 argento (nel 2001) e 1 oro (nel 2006) mondiali e 1 oro olimpico (nel 2004).
Ballerini ha fatto in modo che le polemiche della settimana premondiale non disfacessero la squadra bensì la cementassero. E sì che sono state polemiche durissime, con il deferimento di Di Luca che ne ha causato l'esclusione dalla corsa e le false rivelazioni della tv tedesca Zdf sul doping di Bettini.
Poi è arrivato il giorno della corsa.
E ovviamente un corridore di ballerini ha vinto.
Chapeau.